Il 5 e 6 novembre ad Abano Terme prenderà il via ATLETICAmente, l’annuale Convegno Nazionale dedicato alle tematiche tecniche dell’Atletica Leggera (ecco il programma).
Quest’anno gli organizzatori hanno voluto dedicare la manifestazione a Carmelo Bosco, il padre della valutazione funzionale e colui che per primo è riuscito a mettere in luce in Italia le tematiche della Scienza applicata allo Sport.
Anche noi cerchiamo di portare avanti la filosofia con cui Bosco ha cresciuto generazioni di Scienziati Motori e con la quale ha permeato tutti coloro che, dal 1970 in poi, hanno lavorato e lavorano in questo campo.
Per noi ha poco senso parlare della biografia di Carmelo Bosco, per la quale vi rimandiamo ai nostri amici di Sportbrain, mentre ha molto più senso cercare di ricordarlo parlando con uno dei suoi più stretti collaboratori per avere un’idea sull’importanza della sua figura, sia da un punto di vista scientifico che umano.
Abbiamo perciò contattato Marco Cardinale, Head of Sports Science and Research of the British Olympic Association, uno dei più rappresentativi ed internazionalmente riconosciuti allievi di Carmelo Bosco.
Dott. Cardinale, chi è stato Carmelo Bosco e quanto ha influito nelle Scienze Motorie?
Dobbiamo prima fare una premessa per inquadrare il contesto scientifico in cui Carmelo ha lavorato.
In Italia la parte scientifica delle Scienze Motorie era portata avanti dalla figura del medico dello sport che, oltre agli aspetti clinici, si occupava di fisiologia dell’esercizio.
Basti pensare come in quegli anni fosse impossibile fare un dottorato di ricerca in fisiologia dell’esercizio e, chiaramente, non esisteva nessun Master sull’argomento.
All’epoca erano in pochi gli italiani che avevano conseguito titoli di studio avanzati all’estero in questo settore disciplinare.
Nel nostro paese, inoltre, un italiano che aveva studiato all’estero e che veniva a parlare di fisiologia dello sport era visto come uno fuori dal gruppo: un personaggio scomodo alla casta che si era formata.
Carmelo Bosco è stato importante proprio perchè è riuscito a portare awareness, conoscenza, intorno ai temi legati alla fisiologia dell’allenamento ed è stato il primo ad aver fatto la trafila dall’ISEF al dottorato di ricerca.
Bosco inoltre è stato il primo, anche a livello internazionale, a condurre studi per meglio comprendere fenomeni legati al riuso dell’energia elastica e all’efficienza meccanica, insieme all’influenza del testosterone sulla forza esplosiva, e lo ha fatto in un periodo in cui era decisamente più difficile destreggiarsi nella ricerca visti i mezzi di analisi utilizzati molto più limitati rispetto quelli che abbiamo oggi.
Carmelo ha avuto intuizioni incredibili che hanno poi influenzato la pianificazione e il controllo dell’allenamento non solo in Italia.
Pensiamo solo che il cosiddetto test di bosco è tutt’ora parte delle batterie di valutazione funzionale di molte federazioni e comitati olimpici internazionali e, anche se in parecchi si sono ormai dimenticati l’origine del nome, fu lui il primo a idearli dopo l’intuizione di Asmussen e Bonde-Petersen del 1974 di usare il tempo di volo e il tempo di contatto per i calcoli degli aspetti meccanici dei salti verticali.
La svolta principale introdotta da Bosco fu quella di portare il laboratorio sul campo e di aiutare così tecnici e preparatori fisici.
Qual è il suo ricordo di Carmelo Bosco come uomo?
Carmelo era un guru e, come ogni guru, aveva seguaci che lo seguivano in ogni appuntamento così come vari personaggi che non erano in accordo con le sue idee al punto di andare ai congressi per cercare di metterlo in difficoltà nelle sessioni delle domande.
Era una personalità molto forte, un leader e di conseguenza voleva sempre avere l’ultima parola su tutto.
Aveva una conoscenza profonda della letteratura scientifica, ricordava infatti a memoria tutti i lavori che aveva letto, per anno, nome dall’autore, rivista nella quale era stato pubblicato e, a volte, anche il numero delle pagine!
Questo naturalmente lo distingueva dalla massa che parlava di opinioni senza conoscere la letteratura e senza avere dati scientifici. Diciamo che in Italia all’epoca c’era tanta gente che parlava per sentito dire, piuttosto che per aver letto.
Aveva una dedizione assoluta per la scienza e una passione che andava oltre il concetto di lavoro: non sono state poche, infatti, le volte in cui mi telefonava nel cuore della notte per alcuni calcoli o idee delle quali voleva discutere.
Questa passione e questa attenzione ai dettagli che Carmelo aveva è una delle cose che cerco di trasmettere ai miei studenti e collaboratori. Una preparazione professionale assoluta e in continua evoluzione è la base di un miglioramento personale che deve sempre continuare.
Sicuramente lavorare con Carmelo era intenso e a volte non facile. Ho dei ricordi molto piacevoli degli anni passati a lavorare con lui e gli sono molto riconoscente per le tante opportunità avute e per le tante cose imparate, anche in maniera indiretta.
Carmelo bosco è stato il padre della valutazione della forza e grande promotore della tecnologia in questo ambito. Lei cosa pensa a riguardo?
Gli strumenti di valutazione sono ormai fondamentali, soprattutto quelli che si avvicinano al campo. Lo dico da anni ormai. Fin da quando, con le nazionali di pallamano e con vari clubs di pallavolo a fine anni 90, utilizzavamo cardiofrequenzimetri, pedane di salto, encoder lineari e tutto ciò che la tecnologia di allora ci permetteva di avere.
Da lì in poi però sono stati fatti molti passi in avanti soprattutto nella qualità delle tecnologie e dei software disponibili.
Oggi, ad esempio, possiamo arrivare a vedere come l’allenamento della forza non solo migliori, o cambi, la capacità di salto verticale ma anche quanto e come incida nel gesto sportivo effettuato.
Io credo che l’errore di molti preparatori fisici di oggi sia quello di dotarsi di una tecnologia complicata senza capire i limiti e le possibilità delle apparecchiature e, nello stesso tempo, senza capire cosa fare con i dati.
Raccogliere dati non significa saper allenare o essere uno sports scientist.
La tecnologia serve per supportare l’evoluzione della conoscenza e, quindi, a base della professionalità degli scienziati motori e/o dei preparatori e degli allenatori, ci deve essere l’applicazione dei dati forniti dalle attrezzature tecnologiche alle necessità scientifiche e pratiche.
Venti anni fa gli allenatori avevano soltanto il cronometro mentre adesso hanno la possibilità di misurare innumerevoli parametri per capire meglio l’allenamento e spostarsi verso quella che noi chiamiamo evidence based coaching, l’abilità di prescrivere l’allenamento sull’evidenza.
In questo senso l’educazione è fondamentale e la mia impressione è che il vostro progetto Product Specialist vada esattamente in questa direzione: per migliorare la performance atletica è fondamentale educare chi lavora con gli atleti oltre che gli atleti stessi.
Le palestre sono il primo avamposto dove educare le persone ad un approccio scientifico all’esercizio fisico. Qual è la sua esperienza in tal senso?
Io penso che la scarsa cultura nel mondo del fitness sia un fenomeno globale.
Credo dipenda principalmente dalla mancanza di una figura professionale certificata dalle Università.
In Italia, in Spagna, in Svezia, così come in altri Paesi, nei centri fitness può lavorare un laureato in Scienze Motorie o chi ha fatto un corso da personal trainer o chi ha delle certificazioni di vario tipo come assistente di sala.
IIn giro per il mondo non ho visto quindi grossi cambiamenti in termini di attenzione al servizio.
Semmai i cambiamenti ci son stati in termini di facilities: e palestre di oggi sono molto più belle, molto meglio organizzate, con servizi da centro benessere.
La realtà è che poi sono molto poche quelle che riescono veramente ad incidere sulla qualità della vita dei clienti fornendo una prescrizione dell’allenamento all’altezza oltre al feedback continuo sui risultati dell’allenamento stesso.
Il fitness ha bisogno di un chiarimento sulle figure professionali e sugli aspetti legali che le proteggono, come in altre professioni già succede; io, ad esempio, non posso fare l’avvocato con un corso di un week end.
Questo è un processo complicato ma dovremmo cercare di arrivare al punto in cui solo un laureato possa prescrivere attività fisica e seguire il percorso della persona che la effettua anche utilizzando mezzi e metodi di valutazione funzionale. Così come il medico e il fisioterapista usano mezzi diagnostici, anche lo specialista del Fitness dovrebbe usarne per personalizzare il progetto di allenamento.




